FORO INTERNACIONAL ACCION CATOLICA INTERNATIONAL FORUM CATHOLIC ACTION
FORUM INTERNAZIONALE AZIONE CATTOLICA FORUM INTERNATIONAL ACTION CATHOLIQUE

Presentazione dei MAC e delle AC dei diversi paesi. Esperienze e progetti

Térence MBONABUCA – Responsabile M.A.C. Burundi, Responsabile Nazionale Xavery-Burundi

Questo è il titolo dell’intervento che mi è stato proposto di presentare nel corso di questo II Incontro Continentale Africano.

Che cos’è un M.A.C.?
Quali sono le realizzazioni dei M.A.C?
Quali le difficoltà incontrate dai M.A.C?
Quali le prospettive future dei M.A.C?

Queste sono le principali domande alle quali tenteremo di dare risposta.

I. Che cos’è un M.A.C.?
Dal 23 al 26 Novembre 2000 nei locali del Centro Théresien di Gitega, si è tenuta una sessione organizzata dalla Commissione Episcopale per l’Apostolato dei Laici.
Sono stati presentati vari temi importanti fra cui quello relativo alla definizione di Movimento di Azione Cattolica tenuto da S.E. Mons. Bernard Bududira, Vescovo della diocesi di Bururi. È la persona più indicata a trattare questo tema, per cui noi cercheremo di parafrasarlo.
Questa relazione sui M.A.C. mette in luce quattro caratteristiche dell’Azione Cattolica, cioè:
1. la sollecitudine per la Chiesa;
2. la collaborazione con la gerarchia;
3. l’unità di azione dei membri;
4. l’azione sotto l’alta direzione della gerarchia.

Da ciò si può dedurre che il M.A.C. è quello i cui membri vivono la sollecitudine per la Chiesa, per evangelizzare le coscienze attraverso la formazione umana e cristiana dell’ambiente di vita, in modo da penetrare dello spirito del Vangelo le varie comunità e i vari ambienti.
Questo si fa con l’aiuto di varie tecniche, secondo la classificazione dei Movimenti.
Nel Burundi, la classificazione è la seguente: 

I M.A.C comprendono: Scouts; Guide; Movimento Eucaristico; Legio Mariae; Chiro-Xaveri; Gioventù Studentesca Cristiana; Gioventù Operaia Cattolica; A.G.I.; Equipes Insegnanti. 
Questi sono stati invitati a questo Incontro.
A questi bisogna aggiungere: Famiglia Kolping; San Vincenzo de Paoli e Abana ba Mariya.
I Movimenti spirituali: Fraternità di Maria Regina dei Cuori; Lega del Sacro Cuore; Amici di Domenico Savio; Adoratori etc.
I Movimenti Ecclesiali e del Rinnnovamento: Schoënstatt; Focolari; Famiglia di Cana; Movimento del Rinnovamento Carismatico; Vita Nuova per la Riconciliazione; Movimento Sacerdotale Mariano, etc.

Tutti questi Movimenti sostengono i loro membri, li formano, li orientano e dirigono la loro azione apostolica in modo tale da sperare che dia risultati più importanti che se ciascuno agissero isolatamente.
Per i M.A.C. dunque si tratta di annunciare la Buona Notizia e di costruire il Regno di Dio. 
La gerarchia ha i suoi diritti e i suoi doveri verso i laici, e viceversa, al fine di arrivare alla santificazione dei membri e ad essere testimoni: “Voi sarete miei testimoni nel mondo”. Questo è il tema di questo Incontro Continentale Africano.
Come i M.A.C. contribuiscono alla costruzione del Regno di Dio? 
Questo ci porta a parlare delle realizzazioni dei M.A.C.

II. Le realizzazioni dei M.A.C.
Nella Lumen Gentium al n. 31 citato dalla rivista “Charité” n. 3 apparsa a Pasqua 1972 a pag. 16, si dice: “È proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio… Lì sono chiamati da Dio a contribuire, a modo di fermento, alla santificazione del mondo”.
Questa citazione si concretizza ogni giorno per i M.A.C., grazie all’organizzazione delle attività di carità, delle attività apostoliche, delle attività di sviluppo e all’organizzazione della formazione dei quadri e dei membri. Ciò è facilitato grazie all’integrazione nella vita personale di quanto acquisito nell’uno o nell’altro Movimento. Per arrivare a questo adattamento, alcuni punti costituiscono l’essenziale della specificità di ogni Movimento.

II.1. Le attività di carità
Un po’ dovunque, nelle relazioni, si segnalano molte attività realizzate a favore dei poveri: attingere acqua, cercare legna, coltivare i campi, costruire e riparare le case degli anziani, visite ed aiuto sia morale che economico ai malati in ospedale o in casa, cura dei bambini i cui genitori sono in ospedale, organizzare feste per i malati, curare i campi (orti, coltivazione della patate dolce, della manioca…) la cui raccolta è destinata ai bisognosi, organizzare giochi per i bambini in difficoltà (orfani, ragazzi di strada…), alfabetizzazione ecc…
Occorre sottolineare anche che, grazie ai temi annuali, si organizzano collette di aiuto. La raccolta viene consegnata agli handicappati (1981) e ai sinistrati (dal 1993 ad oggi).

II.2. Le attività apostoliche
Nella maggior parte dei M.A.C. si registra:
5. corali per l’animazione liturgica;
6. costituzione degli Accoliti e dei Cerimonieri;
7. cura della sacrestia;
8. conversioni dei non cristiani operate dai membri dei M.A.C., che li accompagnano fino al battesimo.
I padrini e le madrine dei nuovi convertiti diventano membri di questi M.A.C.
Nell’ambito delle scuole, gli allievi che si comportano male sono riportati all’ordine dai membri dei M.A.C. che li trascinano con il loro buon esempio. 
Non è da trascurare neppure la partecipazione dei M.A.C. ai Consigli Parrocchiali e alla Coordinazione dell’Azione Cattolica a tutti i livelli. 

II.3. Le attività di sviluppo
In Burundi, l’organizzazione delle attività di sviluppo data dagli anni ’80 all’indomani del I Congresso nazionale del Partito “Uprona”. Al termine di quest’evento, tutti i Burundesi, senza eccezione, sono stati esortati a mettersi all’opera per la costruzione nazionale. Infatti anche nelle diverse conferenze internazionali (fra cui l’Afroforum di Bukavo del 13-20 Aprile 1970), i M.A.C. sono stati regolarmente esortati a partecipare attivamente allo sviluppo dei loro rispettivi Paesi. A questo proposito riportiamo per esteso una risoluzione più che eloquente: “Che i Movimenti lavorino all’educazione civica e allo sviluppo del paese, partecipino il più attivamente possibile alle iniziative intraprese in questo ambito dai governi delle loro diverse nazioni in vista del bene comune”. 
Da qui l’organizzazione sistematica, qua e là, di campi di lavoro e di formazione. Qualche ritaglio di giornali ci informa sui campi seguenti: 

9. costruzione di scuole per l’educazione di base;
10. fabbricazione di mattoni;
11. costruzione di sale polivalenti;
12. sistemazione del terreno per la costruzione di una scuola o di un campo da gioco;
13. rimboschimento;
14. condotti per l’acqua, ecc…

III. Difficoltà incontrate dai M.A.C.
Ne deploriamo anzitutto quattro, rilevate da Mons. Bernard Bududira nel suo intervento presentato a Novembre 2000 a Gitega.
1. L’ignoranza nei laici della loro vocazione fondamentale di evangelizzare in quanto fedeli di Cristo. Infatti, molti laici credono in buona fede che l’attività apostolica sia affare dei preti, dei religiosi o dei catechisti. Ora, annunciare la Buona Notizia della Salvezza è la missione di ogni battezzato, ciascuno secondo la propria condizione di vita.
2. La distanza e l’indifferenza. Molti cristiani laici hanno un certo imbarazzo a essere considerati come Agenti diretti o indiretti di Evangelizzazione diretta o indiretta.
Per Evangelizzazione diretta, ci si può riferire a quanto detto circa le attività apostoliche. Per Evangelizzazione indiretta, si intende la testimonianza della vita di fede, il consiglio o l’influenza dello spirito evangelico infuso nella vita quotidiana, professionale e sociale.
Questa sfida è da accogliere con un impegno chiaro e determinato nella vita della Chiesa.
3. Una concezione e una pratica parziale e molto incompleta della vita di fede. C’è chi crede che la vita cristiana non si limiti che alla preghiera e al culto. Dimenticano che la fede senza le opere è morta (cf Gc 2,14-17). Questa sfida è da affrontare con impegni mirati a trasformare il nostro ambiente familiare, sociale e ecclesiale.
4. Il timore di prendere posizione contro atteggiamenti, comportamenti e strutture ingiuste. Di fronte a questo grande difetto dei cristiani, noi saremo testimoni di Cristo nel nostro ambiente di vita se vi immetteremo la verità, la giustizia sociale e la solidarietà.
Inoltre rileviamo quanto segue:
1. Mancanza di Uffici permanenti di Lavoro e di personale permanente incoraggiato a questo scopo;
2. Insufficienza di mezzi materiali e finanziari (sussidi, mezzi di comunicazione: telefono, fax, casella postale, archivi e accessori, strumenti per l’animazione delle sessioni ecc., mancanza di piccole forniture per l’ufficio: carta, buste, macchine da scrivere, ecc..).
3. Il vento contrario alla promozione della giustizia, della verità e della pace nell’ambiente di vita.
4. Il lavorare in gruppi sparsi;
5. Il pericolo di lavorare come in vasi chiusi e la non apertura al mondo esterno;
6. L’assenza di Assistenti parrocchiali e diocesani provvisti di mezzi ad hoc;
7. L’insufficienza di formazione relativa a: teologia, Bibbia, liturgia, catechesi, magistero della Chiesa, animazione dei gruppi, ecc…

IV. Prospettive di futuro dei M.A.C.
1. Conservare viva e reale l’opzione per una formazione cristiana e umana permanente attraverso supplementi di formazione e di riciclo programmati.
2. Optare per un laicato responsabilizzato e impegnato in seno alla parrocchia.
3. Analizzare le vie e i mezzi per dotare i M.A.C. di un’autonomia organica, nel rispetto della collaborazione con la gerarchia.
4. Evangelizzare l’ambito degli intellettuali. È troppo semplice per loro parlare delle comunità cristiane di base. Bisogna impegnarsi e darsi da fare per arrivarci. 
5. Continuare ed aumentare l’assistenza e l’intervento urgente a favore dei bisognosi; è un dovere di carità.
6. Educare i beneficiari a partecipare al loro proprio sviluppo (Progetto DELTA da diffondere in tutti i M.A.C.). Quest’opzione deve essere più netta per cui occorrono mezzi;
7. Essere più fermi nell’inquadrare i giovani (formazione attraverso i mestieri e seguita dalla post-formazione).

Conclusione
Le esperienze ed i progetti dei M.A.C. e delle A.C. differiscono secondo gli ambienti. Tuttavia si può affermare senza mezzi termini che il loro bilancio è positivo tenuto conto delle condizioni materiali e socio-congiunturali in cui operano.
In effetti, a partire dal loro insediamento in un Paese o in un altro, i M.A.C. e le A.C. hanno sempre sofferto per problemi di finanziamento. La mancanza di mezzi finanziari e di spostamento condiziona negativamente le attività a tutti i livelli.
Questa situazione si ripercuote sull’organizzazione delle attività malgrado la presenza di quadri intellettualmente idonei e professionalmente sperimentati nell’uno o nell’altro M.A.C. Il volontariato ha i suoi limiti in un mondo caratterizzato da una concorrenza senza limiti (o sleale), per cui occorrerebbe un ri-orientamento ragionato dei programmi e delle attività dei M.A.C. e delle A.C.
Tuttavia, la fiducia delle autorità politiche e religiose che vedono di buon occhio l’operosità dei M.A.C. e delle A.C., associandola a certe attività organizzate qua e là, ha molto contribuito alla loro espansione. Noi le ringraziamo vivamente. Il mio augurio è che continuiamo reciprocamente sulla stessa via affinché l’ideale della CARITÀ trionfi e si estenda al mondo in generale e al Burundi in particolare e che lo Spirito Santo ci ispiri. 
Così saremo testimoni di Cristo in Africa!


II Incontro continentale africano
VOI SARETE MIEI TESTIMONI IN AFRICA. Realtà sfide e prospettive per la formazione di fedeli laici. Il contributo dell’Azione Cattolica/2 – Bujumbura, 21-25 agosto 2002

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